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Reti informali, sfruttamento lavorativo e accesso ai servizi: le indagini di FAMI Commit

Reti informali, sfruttamento lavorativo e accesso ai servizi: le indagini di FAMI Commit

(In collaborazione con Toscana Notizie - Agenzia di informazione della giunta regionale)

Si è tenuto lo scorso venerdì 13 gennaio 2022 presso l’Impact Hub di Firenze “Analisi e prospettive per un sistema toscano di contrasto allo sfruttamento lavorativo”, l’evento finale del progetto FAMI Commit. L’evento ha offerto un momento di condivisione, riflessione e approfondimento delle tante iniziative portate avanti in questi anni di lavoro da Regione Toscana e Anci Toscana per il contrasto allo sfruttamento lavorativo. 

Tra le iniziative raccontate e approfondite anche “Immigrazione e reti informali nel mercato del lavoro toscano”, “Lo sfruttamento nei luoghi senza luogo di lavoro” e “L’accesso ai servizi e al mercato del lavoro”, le tre ricerche-azione sviluppate da  Anci Toscana con il supporto di SIMURG Ricerche, Sociolab-Ricerca Sociale e ARTI in collaborazione con FIL sul tema dello sfruttamento lavorativo. Le indagini, condotte tra comunità di cittadini di paesi terzi e con background migratorio, hanno portato all’emersione di dati qualitativi e quantitativi attraverso l’analisi delle reti formali e informali di ricerca lavoro.  

Dagli anni 90’ ad oggi, i cittadini stranieri residenti in Toscana sono passati dall’1 all’11%. Un dato questo che ci racconta come le comunità straniere siano sempre più presenti e radicate, a fronte però di uno sporadico coinvolgimento nelle politiche pubbliche. Nella ricerca e nell’inserimento lavorativo, è stato rilevato come le reti sociali e nello specifico le comunità di appartenenza abbiano un ruolo centrale, ma al contempo si muovano in una duplice dimensione. Da una parte costituiscono una risorsa fondamentale all’integrazione sociale e lavorativa dei cittadini di paesi terzi, dall’altra rafforzano le catene migratorie, determinando l’imprevedibilità dei flussi e rischiando in alcuni casi di incrementarne l’irregolarità e la conseguente esposizione al fenomeno dello sfruttamento lavorativo. 

 

IMMIGRAZIONE E RETI INFORMALI NEL MERCATO DEL LAVORO IN TOSCANA

Nell’Indagine dal titolo “Immigrazione e reti informali nel mercato del lavoro toscano” curata da Simurg Ricerche per ANCI Toscana e illustrata da Moreno Toigo, si riporta come attualmente in Toscana 200.000 residenti cittadini di paesi terzi siano occupati (12%), ma 26.000 disoccupati, con una percentuale doppia rispetto ai tassi di disoccupazione dei cittadini italiani (6-12%). I settori prevalenti di impiego sono l’assistenza familiare (71%), l’abbigliamento (49%) e la silvicoltura (49%).  Mentre in Europa, nel 70% dei casi, l’incontro tra domanda e offerta di lavoro avviene attraverso canali informali nel caso specifico dell’Italia questa percentuale si attesta intorno all’80%, risultando ancora più alta per i cittadini di paesi terzi, per cui l’incontro domanda-offerta avviene in particolare attraverso amici o conoscenti (rete personale), parenti o familiari (rete familiare). È innegabile come queste reti rimangano i canali privilegiati per molti soggetti che vi si affidano per una non conoscenza del territorio, della lingua, dei canali formali o semplicemente per una maggiore fiducia riposta nelle comunità di riferimento.

 

LO SFRUTTAMENTO NEI LUOGHI SENZA LUOGO DI LAVORO

La ricerca “Lo sfruttamento nei luoghi senza luogo di lavoro”, realizzata da Sociolab e illustrata da Neusa Tsimba, conferma il ruolo positivo e fondamentale delle reti comunitarie informali nella ricerca lavoro e, più in generale, nel processo di integrazione sociale. Attraverso 100 interviste a cittadine di paesi terzi e con background migratorio che lavorano nel contesto di cura (collaboratrici domestiche, badanti) è emerso come nella quasi totalità dei casi le interlocutrici avessero trovato impiego attraverso l’attivazione delle reti comunitarie. Questo non vuol dire che le reti formali non siano utilizzate nella ricerca e nell’orientamento lavorativo, ma spesso vengono descritte come meno efficaci e di più difficile accesso. Se è vero che queste reti facilitano la ricerca del lavoro, è altrettanto vero che trattandosi di  impieghi che si svolgono in spazi domestici, luoghi privati, i soggetti siano maggiormente esposti a situazioni di sfruttamento difficili da intercettare, soprattutto nei casi di lavoro co-residente. Aspetti che sommati a condizioni economiche precarie portano ad accettare situazioni di sfruttamento, ancora più complessi nel caso di lavoro co-residente in cui la divisione tra vita lavorativa e vita privata è meno netta. Trattandosi inoltre di un settore altamente femminilizzato è importante ricordare come anche la genitorialità giochi un ruolo fondamentale, dove anche la difficile conciliazione tra il lavoro e la cura dei figli può determinare l’accettazione di condizioni contrattuali non regolari. Non sono rari i casi in cui si accettano lavori in grigio per mantenere ISEE bassi che permettano di entrare nelle graduatorie per l’accesso gratuito agli asili. 

 

L’ACCESSO AI SERVIZI E AL MERCATO DEL LAVORO

L’attività di ricerca condotta presso i Centri per l’Impiego di Prato da ARTI in collaborazione con FIL ha rilevato come la lingua continui a costituire il primo grande ostacolo nell’accesso ai servizi e al mercato del lavoro. La scarsa (e talvolta addirittura nulla) conoscenza della lingua da parte degli utenti rende difficoltose anche le prime attività di orientamento e accoglienza presso i servizi. In questo scenario la presenza dei mediatori linguistici e culturali si rivela fondamentale per riuscire ad arginare il problema, ma queste figure non sempre sono presenti, soprattutto in queste prime fasi. La condizione economica e documentale anche in questa indagine risulta centrale perché pone i singoli in una condizione di urgenza perenne che non permette di concentrarsi si una progettualità sul lungo termine. Questo vuol dire che le persone sono meno invogliate a investire in corsi di italiano, percorsi formativi medio/lunghi, tirocini, etc. generando un elevato rischio di dispersione. Gli elementi rilevati infatti ci devono far ragionare su come si debbano trovare strategie di coinvolgimento alternative che permettano di poter avere entrate economiche per il proprio sostentamento e quello dei propri familiari, ma al contempo che permettano una crescita individuale volta all’autonomia.

 

SOLUZIONI PER VALORIZZARE LE RETI DI RICERCA DEL LAVORO

Al di là delle specificità dei singoli settori, dalle interviste realizzate  nelle ricerche presentate lo sfruttamento emerge come un fenomeno trasversale e non specifico di una comunità o di un paese di provenienza. Le varie forme di sfruttamento sono piuttosto legate alla condizione di fragilità del lavoratore, alla scarsa conoscenza della lingua, delle leggi, dei diritti, o ancora alle necessità economiche che impongono l'accettazione di condizioni di lavoro basse. Tra le principali criticità riportate dalle intervistate vi è proprio la scarsa conoscenza della lingua italiana come primo ostacolo di comunicazione dell’ambiente di lavoro e comprensione dei contratti di lavoro.

Le indagini confermano quindi il ruolo positivo e fondamentale delle reti nei processi di inserimento socio-lavorativo, ma ne sottolineano anche le zone d’ombra. Per evitare il rischio che queste reti rimangano chiuse contribuendo direttamente e/o indirettamente al fenomeno dello sfruttamento lavorativo vengono proposti alcuni spunti di riflessione per eventuali azioni. La prima è riconoscere l’importanza di queste reti valorizzando e riconoscendone il ruolo come riportano gli interlocutori di Simurg che suggeriscono l’implementazione di politiche lungimiranti in grado di tenere conto delle difficoltà di dialogo con le comunità straniere. In questo senso diventa fondamentale ascoltare le comunità strutturate, promuovere la formalizzazione e l’iscrizione ai registri e incentivare l’adozione di procedure democratiche per l’elezione e la formazione dei rappresentanti di comunità per favorire un inserimento legittimo e positivo nell’ambito delle politiche pubbliche. Anche dalle interviste condotte da Sociolab emergono alcuni spunti per ulteriori possibili azioni che rispondano alle difficoltà emerse dal quadro fin qui presentato. Tra questi promuovere la conoscenza dei progetti attivi e dei corsi gratuiti di lingua italiana per stranieri già attivi sul territorio o in partenza. Implementare materiali informativi, come ad esempio opuscoli cartacei e digitali in diverse lingue per informare e facilitare la comprensione dei diritti e dei doveri in ambito lavorativo. Le reti formali e informali di ricerca lavoro costituiscono una risorsa importante ancora largamente inesplorata nella sua relazione con il mercato del lavoro e intercettazione e contrasto del fenomeno dello sfruttamento lavorativo.
 

Scopri di più sulle tre ricerche: Immigrazione e reti informali nel mercato del lavoro toscano, Lo sfruttamento nei luoghi senza luogo di lavoro,L’accesso ai servizi e al mercato del lavoro